Barometro - Mezzogiorno - Settembre 2014

PERMANGONO LE  FORTI DIFFICOLTA' DELLA DOMANDA E DELL'OCCUPAZIONE

Nel secondo trimestre dell’anno il ritmo degli scambi con l’estero del Mezzogiorno si è ulteriormente ridotto, con un calo delle esportazioni, -2,4% a/a, e delle importazioni, -1,9% a/a. Il rallentamento delle esportazioni ha riguardato la maggior parte delle regioni dell’area, ad eccezione del Molise, (+20,4%) che però contribuisce solo per l’1% alle esportazioni dell’area, dell’Abruzzo (+3,3%) e della Puglia (+1,5%).

Il quadro che emerge dall’ultima rilevazione sulle forze di lavoro non è affatto confortante. Nel secondo trimestre dell’anno il numero degli addetti nel Mezzogiorno è calato del -1,5% (quasi 90.000 unità). Tale calo ha riguardato quasi tutte le regioni della Macroarea, ed è stato particolarmente intenso, in termini sia assoluti che percentuali, in Sicilia (oltre 37.200 unità), in Abruzzo (oltre 21 mila unità) e in Calabria (oltre 20.500 unità). Gli occupati sono invece aumentati nelle regioni più piccole come la Basilicata (+2,5%) e il Molise (+4,2%), che insieme coprono appena il 5% della manodopera dell’area. Il tasso di disoccupazione è quindi ulteriormente aumentato in quasi tutte le regioni, e in misura particolarmente rilevante in Calabria (+3,1%) e in Puglia (+2,0%), mentre si registrano lievi miglioramenti in Campania (-1,4%), in Basilicata (-1,1%) e in Sardegna (-0,9%).

Nel mese di agosto 2014 i dati sulla domanda interna fanno emergere un quadro incerto, con un calo delle immatricolazioni di nuove auto in molte regioni dell’area, che risulta compreso tra il -4,6% in Abruzzo e il -1,1% in Campania. Aumenti particolarmente rilevanti sono stati registrati in Basilicata (+35%) e in Molise (+16,9%) e, in misura meno intensa, in Puglia (+3%) e in Sicilia (+0,7%).

Sempre nel mese di agosto 2014 il livello dell’inflazione risulta piuttosto basso, con variazioni che vanno dal +0,2% della Campania al +0,8% della Sardegna. Risulta nullo il valore registrato in Basilicata, mentre in Puglia i prezzi al consumo hanno segno negativo.